
È morto Pietrino Vanacore. Fu il portiere dello stabile di via Poma a Roma, dove il 7 agosto 1990 fu uccisa Simonetta Cesaroni. Il cadavere dell'uomo è stato trovato ancora affiorante nel mare davanti Marina di Torricella , in località Torre Ovo, in provincia di Taranto. Si sarebbe tolto la vita nella notte tra lunedì 8 marzo e martedì 9 legandosi ad una lunga fune e buttandosi nel mare in località Torre Ovo di Torricella, nel tarantino. Vanacore ha lasciato almeno due o tre biglietti di addio nella sua auto , una Citroen Ax di colore grigio parcheggiata a poca distanza dal luogo del suo suicidio: uno sul tergicristallo dell'auto e uno all'interno della vettura. In tutti, secondo quanto si è appreso da fonti investigative, l'ex portiere di via Poma avrebbe scritto più o meno lo stesso messaggio: «20 anni di martirio senza colpa e di sofferenza portano al suicidio». Il corpo di Pietrino Vanacore è stato recuperato dai vigili del fuoco e dai carabienieri e sottoposto a una prima ispezione cadaverica dal medico legale Massimo Sarcinella. Una fune era attorno ai piedi: non si è saputo se legasse entrambe le caviglie o una sola. Il corpo è stato poi portato nell'obitorio dell'ospedale di Taranto. Il pm che dirige le indagini, Maurizio Carbone, sta interrogando, con i carabinieri di Manduria e Torricella, alcuni amici di Vanacore per cercare evidentemente di comprendere lo stato d'animo dell'uomo negli ultimi tempi. Anche il sindaco di Torricella, Giuseppe Turco, medico e molto amico di Vanacore, è stato chiamato per essere sentito. Vanacore avrebbe dovuto testimoniare venerdì prossimo, il 12 marzo, nell'ambito del processo a Raniero Busco, accusato di aver ucciso l'ex fidanzata Simonetta Cesaroni. La ragazza, 21enne romana, fu trovata morta con 29 coltellate il 7 agosto del 1990 in un ufficio in Via Poma, nel quartiere Prati a Roma. Nell'udienza di venerdì (confermata) è prevista la testimonianza, davanti ai giudici della III Corte d'Assise presieduta da Evelina Canale, anche dell'ex datore di lavoro della ragazza Salvatore Volponi, del figlio Luca, di Giuseppa De Luca, moglie di Vanacore, e del figlio dei due portieri, Mario, nonché di due esperti della polizia scientifica che esaminarono la scena del crimine nell'imminenza del fatto. Nell'udienza di venerdì Vanacore avrebbe potuto scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del pm Ilaria Calò in quanto indagato in procedimento connesso. Ciò in quanto fu in passato coinvolto in questa stessa inchiesta. «La morte di Vanacore è troppo vicina alla scadenza processuale per non essere collegata. Lui ha vissuto con rimorso sulla coscienza questa storia, e non perchè fosse l'autore dell'omicidio, ma perché sapeva». Così l'avvocato Paolo Loria, difensore di Raniero Busco, sotto processo per l'omicidio di Simonetta Cesaroni, commenta la notizia del suicidio dell'ex portiere di via Poma. «Non so come interpretare questo fatto - ha aggiunto - l'ho saputo 20 minuti dopo che era successo». «Lui ha vissuto con rimorso sulla coscienza questa storia - continua il legale di Raniero Busco -, e non perché lui fosse l'autore dell'omicidio, ma perché sapeva. Evidentemente, però, non poteva parlare neanche a distanza di anni. Non se l'è sentita, in sostanza, di affrontare i giudici e gli avvocati in aula». Fu lui a trovare il corpo senza vita della Cesaroni. Il 10 agosto del 1990 infatti Vanacore fu fermato dalla polizia per poi tornare in libertà il 30 agosto successivo. In quei primi giorni dell'agosto 1990 i sospetti si addensarono quasi subito su di lui, pugliese, all'epoca 58 anni, prima come possibile autore del delitto, poi come probabile favoreggiatore o testimone muto del fatto. Il 26 aprile del 1991 il gip Giuseppe Pizzuti accolse la richiesta di del pm Pietro Catalani e archiviò gli atti riguardanti l'ex portiere e altre cinque persone. Il 30 gennaio del 1995 Vanacore uscì definitivamente di scena: la Cassazione confermò infatti la decisione della Corte d'appello di non rinviarlo a giudizio con l'accusa di favoreggiamento. Allora Vanacore decise di lasciare Roma e tornare nella sua terra d'origine, a Monacizzo, poco distante da dove è stato trovato il corpo. Era pugliese, nato a Sava, nell'entroterra tarantino.