Monza, 30 giugno 2017 – Un tapis roulant da 800 euro al dirigente dell’Azienda ospedaliera di Mantova Luca Filippo Maria Stucchi. E’ uno di quei ‘regali’ per cui Maria Paola Canegrati ha speso 2,6 milioni di euro, sottraendoli alle casse delle sue società, tra abiti e borse ‘griffati’ (l’imprenditrice ha speso 72 mila euro in un negozio di abbigliamento e pelletteria di Arosio nel Comasco), orologi Rolex e Cartier, gioielli, quadri e altre opere d’arte. Merce che solo in piccola parte è stata trovata nella sua disponibilità dai carabinieri di Milano e dalla Guardia di Finanza di Monza quando hanno eseguito un sequestro per 2,5 milioni di euro tra conti correnti e beni all’imprenditrice ora accusata, oltre che di corruzione, anche di appropriazione indebita, false fatturazioni per 1,8 milioni di euro, evasione fiscale per 445mila euro e di truffa e tentata truffa aggravata per un importo di 345 mila euro. Questo per il ‘sistema’ delle ricette mediche per le prestazioni odontoiatriche raddoppiate per ottenere due volte il rimborso dal servizio sanitario nazionale.

La circostanza del tapis roulant omaggiato al dirigente Stucchi per ‘farlo muovere’ è emersa ieri al processo in corso al Tribunale di Monza che vede imputata l’imprenditrice monzese dell’odontoiatria (arrestata nell’inchiesta ‘Smile’ della Procura di Monza sulla corruzione negli appalti insieme all’ex presidente della commissione Sanità lombarda Fabio Rizzi) e i soci Giuseppe Nachiero e Giancarlo Marchetti, il dirigente di odontoiatria al Policlinico di Milano Giorgio Alessandrì e il supervisore del servizio di odontoiatria dell’ex Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate Stefano Garatti. Al banco dei testimoni la consulente tecnica della pm Manuela Massenz, Elisabetta Brugnoni, che ha esaminato la documentazione fiscale delle società del gruppo Servicedent che facevano capo alla Canegrati. «Tra le fatture sospette le 3 per un totale di 363 mila euro emesse nel 2011 da una società canadese per una consulenza per l’apertura di centri odontoiatrici a Dubai e in Albania – ha dichiarato la commercialista – per cui non è stato trovato alcun contratto e che sono state pagate in un’unica soluzione con un giroconto da dove poi sono stati eseguiti prelievi di contanti, assegni e bonifici. E tra il 2009 e il 2012 fatture per circa 1 milione di euro da una società inglese attraverso una società svizzera pagate in banche di Londra. Oltre a fatture per 196 mila euro a favore di un’associazione musicale per sponsorizzazione di attività culturali non inerenti all’oggetto delle società. Per le presunte spese ‘pazze’, tra cui il tapis roulant al dirigente ospedaliero, la difesa degli imputati ha parlato di «spese di rappresentanza”. “Ma queste si fanno per allargare la clientela e non ai dipendenti né ai dirigenti per appalti che sono pubblici e si devono aggiudicare con una gara”, ha ribattuto la Brugnoni. Si torna in aula il 6 luglio.